top of page

Medicina Olistica integrata: evidenze scientifiche e campo d’azione

Aggiornamento: 10 nov 2020

Alla base, l’Olismo.

Rifacendosi a questo pensiero, la Medicina Olistica rifugge il metodo analitico a favore del mantenimento di una visione d’insieme. Non studia le malattie e le singole parti dell’organismo umano in maniera settoriale, ma preferisce raccoglierle in un sistema unico, un tutt’uno di cui apprezzare le relazioni tra le parti (apparati, organi, tessuti).

La Medicina Olistica mutua il nome dal lavoro di Jan Smuts, un politico e filosofo sudafricano che nel 1926 definisce l’Olismo (da Olos, in greco “tutto come intero”) come la tendenza generale della natura a raggruppare in modo organico le unità strutturali dell’esistenza in complessi dotati di proprietà qualitativamente nuove rispetto alle componenti. La natura produce degli interi, delle totalità sempre più complesse e nuove rispetto alle precedenti, che manifestano delle qualità non prevedibili dalle caratteristiche delle singole parti. Questa complessità viene data dalle diverse interconnessioni tra le parti. A tale attitudine diamo il nome di Evoluzione. L’universo evolve, sua caratteristica è la continuità: le totalità vecchie non scompaiono, ma diventano punto di partenza per realtà nuove, più complesse. È il trionfo della libertà sulla necessità imposta dalla visione causale-deterministica. Un altro importante concetto è quello di campo quale frutto delle relazioni di tipo olistico: una rete di relazioni. Per comprendere a fondo un oggetto, imprescindibili sono le relazioni che intercorrono tra questo e il suo campo. Ogni totalità è composta da parti che a loro volta sono costituite da totalità più piccole (organismo - apparati - organi - tessuti - cellule - atomi - particelle subatomiche). La totalità non è una somma tra le parti, ma una sintesi che le rende diverse da come sarebbero se fossero combinate in modo differente, proprio come succede agli atomi di idrogeno e ossigeno nella molecola d’acqua.

Secondo il pensiero olistico le totalità più importanti sono gli organismi viventi: anch’essi rappresentano più della somma delle loro parti, le quali sono in relazione tra loro e si rimodellano in base alla totalità di cui fanno parte. L’intero influenza le parti, tra la totalità e le parti si attiva un influsso reciproco.


La filosofia della Medicina Olistica

Rifacendosi a questo pensiero, la Medicina Olistica rifugge il metodo analitico a favore del mantenimento di una visione d’insieme. Non studia le malattie e le singole parti dell’organismo umano in maniera settoriale, ma preferisce raccoglierle in un sistema unico, un tutt’uno di cui apprezzare le relazioni tra le parti (apparati, organi, tessuti).


La matrice e i sistemi aperti


Il benessere dell’organismo (e di conseguenza di tutti i suoi apparati, organi e tessuti) è strettamente connesso all’ambiente in cui le cellule sono immerse. Tale ambiente, detto matrice, corrisponde al tessuto interstiziale. Esso non solo fa da sostegno e connessione, ma apporta anche nutrimento attraverso i capillari ed elimina tossine attraverso i vasi linfatici e le cellule del sistema reticolo endoteliale (cellule-spazzino in grado di fagocitare elementi di scarto). Nel 1975 A. Pischinger è il primo a parlare di matrice definendola la prima unità vivente, in contrapposizione alle teorie dominanti che attribuiscono alla cellula il ruolo di unità strutturale fondamentale e centrale del sistema biologico. Più o meno negli stessi anni, uno scienziato tedesco, il dottor Heine, giunge alla conclusione che la singola cellula non può essere concepita separatamente dall’ambiente vitale che la circonda: la matrice extracellulare. L’interazione della genetica con l’ambiente determina ciò che siamo. Le intossicazioni extracellulari possono agire sul DNA e la matrice può dare risonanze fino al livello psichico ed emotivo. Se è vero che l’ereditarietà ha grandissima importanza, è anche vero che la manifestazione o meno di patologie o le semplici tendenze costituzionali dipendono ancora dalla matrice: possiamo intervenire sull’espressività genetica della cellula prendendoci cura della matrice disintossicandola, utilizzando tecniche che ne stimolano i processi di riequilibrio.


La rete PNEI: Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia


Gli studi di Bertalanffy degli anni ‘50 mettono in evidenza come il sistema-organismo sia capace di scambiare energia e materia con l’ambiente circostante al fine di mantenere un sottile equilibrio dinamico che comporta il minimo dispendio energetico in cambio della massima resa biochimica e biofisica: l’omeostasi. Qualunque disfunzione intervenga ad alterare questo equilibrio non riguarderà la singola parte colpita dell’organismo, ma attraverso catene causali consecutive potrà arrivare ad interessare più organi che all’apparenza non rivelano una connessione stretta. Si conferma la necessità di un approccio globale alla salute. La psico-neuro-endocrino-immunologia è la disciplina che dalla metà degli anni ‘90 documenta scientificamente l’emergere di una visione dell’organismo umano come rete di comunicazione intercellulare e interorganica, mettendo in evidenza come il sistema nervoso, endocrino, immunitario e la psiche interagiscano continuamente tra loro. Un modello scientifico che fornisce la mappa per ristrutturare interventi di prevenzione e terapia sia nell’ambito della medicina occidentale che di quella olistica.


La Medicina Olistica integrata ricorre alla ricchezza e complessità delle sue discipline per operare una valutazione dello stato di benessere e favorire un riequilibrio generale, avvalendosi delle continue e più recenti scoperte in ambito PNEI.

27 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page