La chiave della guarigione risiede nella conoscenza di sé

Aggiornamento: 10 nov 2020

Come l'intelligenza emotiva può fare la differenza, rivelandosi un'alleata preziosa per promuovere uno stato di salute piena e armoniosa.


A poche settimane dal rientro in città e dalla riapertura dello studio, condivido con voi alcune riflessioni su un tema di grande importanza per ciò che concerne l'eziopatogenesi, ovvero lo studio delle cause delle malattie e del loro meccanismo di azione



Mi riferisco allo stretto legame che unisce il corpo fisico all'invisibile mondo della mente, dei pensieri, delle emozioni. Un legame che qui in Occidente rimane ancora troppo inesplorato dal mainstream, per quanto scientificamente dimostrato, e di cui invece vale sempre la pena ricordarne l'importanza e le implicazioni sulla salute di ciascuno di noi.


La maggior parte delle persone oggi si ritrova a gestire una conoscenza approfondita della problematica che la affligge: sanno perfettamente contestualizzarla nelle loro giornate, ne conoscono a memoria i sintomi, snocciolano con sicurezza la sequenza di medicinali assunti per tentare di guarire, ma fanno decisamente una grande fatica a ricollegarla ai propri vissuti interiori, che siano dell'ultimo periodo o di tutta una vita. 


Il motivo di questa rigida scissione tra corpo e mente affonda le radici ai tempi di Cartesio: grazie alla brillante formula "Cogito ergo sum" (Penso, dunque sono), riuscì a convincere tutti del fatto che l’uomo consistesse di due diverse sostanze, una “mentale” e una corporea. E così, anche se in epoca moderna psicologi e scienziati sono riusciti a dimostrare che il corpo e il cervello sono inseparabili sia sul piano fisico sia su quello mentale, il postulato di Cartesio ancora oggi è considerato una verità universale e condiziona le persone nel profondo.

Non dimentichiamo mai che il corpo esprime le frequenze del nostro sentire interiore, restituendole all'esterno. Quando i bimbi sono felici e gioiosi i loro occhi sono luminosi, pieni di vita. Ma c'è il rovescio della medaglia. Pensate, ad esempio, ad un banale attacco di rabbia nei confronti del capo che si tramuta in un mal di stomaco; ad una lite con la suocera che dopo qualche ora diventa cistite; ad un costante stato di allerta, magari protratto per anni, che blocca il diaframma pregiudicando la respirazione e di conseguenza l'ossigenazione del cervello, con insorgenza di acufeni, vertigini, visione offuscata; o ancora alla famigerata ansia da prestazione, che in cambio della tanto desiderata promozione in ufficio vi regala una colite cronica piuttosto che continue notti in bianco passate a guardare il soffitto, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a un grave senso di colpa connesso a patologie autoimmuni e degenerative


Nel Testo Classico di Medicina Interna dell'Imperatore Giallo, il trattato di medicina tradizionale cinese attualmente considerato come il testo medico più influente, tra le altre cose leggiamo che "non esistono sentimenti senza movimenti organici corrispondenti". Qualunque emozione eccessiva, troppo intensa, protratta nel tempo, irrisolta o inespressa creerà una disarmonia nel corpo, andando a colpire gli organi bersaglio specifici della sua loggia. La rabbia (ma anche la frustrazione e il risentimento) porta fastidiose cefalee muscolo tensive, problemi di cervicale, pressione alta. Il rimuginio continuo annoda la pancia favorendo difficoltà digestive e altre problematiche gastrointestinali...


Sono solo alcuni esempi!

   

Capite ora quanto sia fondamentale entrare in connessione con la nostra parte profonda? Guardarsi allo specchio, riconoscersi, volersi bene. Sviluppare un solida autostima. Attraverso la Floriterapia di Bach e le essenze italiane è possibile indagare la propria interiorità. Sentire chi siamo davvero, di cosa abbiamo bisogno per stare bene, cosa ci fa star male, di cosa abbiamo paura. Tracciare i contorni di un quadro, con le sue zone di luce e d'ombra. Una mappa su cui lavorare per raggiungere il centro di noi stessi - la parte sommersa dell'iceberg - sciogliere i nodi e imparare ad affrontare in maniera onesta e intelligente le prove che la vita ci pone.


In crompuntura c'è un punto particolare che si trova sul meridiano di Fegato, LR13 o "Porta del Sigillo", che mi piace citare qui ora perché va bene non solo a livello fisico per tonificare uno stomaco con problemi digestivi, ma anche per lavorare in maniera più sottile nel sostenere la persona che fatica a metabolizzare le proprie esperienze di vita. In reflessologia plantare si lavora ad "ammorbidire le rigidità" della persona manipolando soprattutto il punto riflesso della colonna vertebrale, insistendo sulle prime due vertebre cervicali, Atlante ed Epistrofeo, anche dette "la zona del sì e del no" con riferimento al movimento compiuto dalla testa nel porre resistenza a tutto ciò che arriva nelle nostre giornate.   

Localizzazione di LR13, sul meridiano di Fegato
Localizzazione di LR13, sul meridiano di Fegato

Chiudo con una frase di Theodore Roosvelt che da qualche tempo porto sempre con me perché mi dà la lucidità necessaria per agire con gli strumenti a disposizione in ogni momento.


Fai quello che puoi, nel luogo in cui sei, con quello che hai.

Spesso, per ricominciare a stare meglio, basta ripartire proprio da qui.

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